IL SANTO PATRONO

GUIDA TURISTICA TERMOLI

di Publisystem Editor Promotouring

FESTEGGIAMENTI IN ONORE DEL SANTO PATRONO - 3/4/5 agosto

 

(Foto inedite di Stefano Leone realizzate per la GUIDA TURISTICA DI TERMOLI della Publisystem - è vietata la riproduzione)

SAN BASSO: PATRONO DI TERMOLI

(tratto dalla pubblicazione "S.Basso Patrono di Termoli" di don Marcello Paradisi Ed. EDIDUOMO)

 

E' da tempo immemorabile che Termoli venera San Basso come suo patrono: almeno dal XII secolo. I documenti più antichi che attestano il culto di San Basso a Termoli, sono le relazioni ad limina conservate nell'Archivio Storico Vaticano (le prime di esse risalgono alla fine del XVI secolo) e, per i secoli immediatamente precedenti, fa senz'altro fede la statua sulla facciata della Cattedrale e la statua lignea policroma del XVI secolo custodita nell'Episcopio.

 

I vescovi del XVI e del XVII secolo riferiscono che San Basso è il patrono di Termoli e della diocesi, che il culto è celebrato da tempi immemorabili, che una tradizione vuole che il corpo del santo sia sepolto nella Cattedrale ma se ne ignora il luogo.

 

Quanto la memoria del santo sia profondamente radicata nella tradizione del popolo è testimoniato anche dal seguente racconto del Padre domenicano Serafino Razzi, riportato dalla Calò-Mariani nella sua importante pubblicazione sulle due Cattedrali di Termoli e Larino, quando il padre domenicano, nel cuore della notte invernale (alle due ore di notte del 21 febbraio 1577, mentre infuriava un temporale con forte vento che pareva rovesciare le case dalle fondamenta e la gente gridava invocando l'aiuto di Dio) svegliato dal tumulto e dalle voci degli abitanti di Termoli che si accalcavano nella piazza Duomo, scese in chiesa, seppe "..la causa di cotale concorso essere la luminaria di San Basso, vescovo e martire, sepolto nella Cattedrale, avvocato e protettore dei termolani: la quale luminaria era apparsa sopra il campanile".

 

Il discorso diventa complesso e difficile quando si tenta di definire in modo preciso l'identità del Santo venerato a Termoli.

 

Le ipotesi sono molteplici e non è possibile trovare certezze; come incerti paiono tanti altri avvenimenti che hanno interessato la nostra città, le cui testimonianze sono andate perdute nel corso di incendi, terremoti, pestilenze, devastazioni compiute nel corso di millenni da saraceni e da invasioni barbariche, con la distruzione dei documenti e delle altre fonti storiche.

Basti pensare che si ignorava - come già riferito - il nascondiglio del corpo di San Basso e che non ci fosse addirittura ricordo storico della presenza in Termoli della sepoltura delle reliquie di San Timoteo, compatrono della Città di Termoli, che pure era stato discepolo dell'apostolo Paolo, quindi ai vertici della chiesa delle origini.

 

Occorre ricordare che c'é stato un periodo storico in cui i corpi dei santi venivano contesi, anche con le armi, tra gli stessi cristiani, ed in cui i saraceni trafugavano le reliquie e bruciavano le chiese, ritenendolo il massimo sfregio che si potesse compiere contro i cristiani. Quindi ai fedeli, per evitare il trafugamento delle sante reliquie, non restava che nasconderle in luoghi sicuri, lasciando il segreto della loro localizzazione celato nella mente di poche persone. Una morte prematura, un saccheggio di saraceni (e Termoli ne ha subiti diversi anche ad opera di veneziani) faceva perdere la memoria del nascondiglio.

 

Tuttavia sulla facciata della Cattedrale erano presenti due statue con sotto il nome del santo raffigurato: una dedicata a S.Basso e l'altra a S.Timoteo. Quindi c'era stato un tempo in cui si era consapevoli della presenza dei corpi dei due santi, ed essi erano venerati insieme.

 

Il rinvenimento della sepoltura di S.Basso avvenne nel 1760, vescovo Mons. Tomaso Giannelli (dal 1753 al 1768). Ed il prelato, nelle sue Memorie, ne ha lasciato un preciso resoconto. In tale manoscritto egli afferma che il popolo termolese riteneva, per un'antica tradizione, che nella cattedrale fosse nascosto il corpo del Santo e ne venerava una reliquia: il braccio destro, conservato in un busto d'argento. Inoltre Mons. Giannelli ritiene che i cittadini di Marano (Cupra Marittima) "inventarono novella" affermando che tale reliquia fosse stata da loro donata ai nostri avi, ed appartenesse al corpo del santo conservato nella loro città.

 

Dunque il corpo del santo fu rinvenuto la sera del 31 dicembre 1760, nel corso di uno scavo effettuato nella Cattedrale, per collocare il nuovo altare maggiore. Mentre si eseguivano lavori per abbassare il livello del presbiterio, con la demolizione della volta di una Grotticella e del camerino (piccolo locale dietro la Grotticella), sulla parete di questo furono rinvenute una lapide di marmo con un'iscrizione di quattro righe (che diceva semplicemente che in quella tomba era contenuto il corpo di San Basso), e sul piano del camerino una lapide a pezzi con alcune lettere che, raccolte, formavano la scritta: "Qui riposa il corpo del Beato Basso vescovo e martire". Mons. Giannelli fece subito sospendere i lavori, per evitare clamori.

 

I lavori furono ripresi la sera del 1 gennaio, a porte chiuse, alla presenza dell'arcidiacono Nicola Cardone e del primicerio Giovanni D'Alessandro. Procedendo alla demolizione del piccolo camerino, sotto la lapide a pezzi, di un piano in mattoni, al di sotto del quale apparve un'urna di marmo bianco. Apertala, ai piedi dello scheletro del santo, fu rinvenuta una tavoletta di creta con la scritta "Qui riposa il corpo di S.Basso vescovo e martire".

 

E' da rilevare che tutte le iscrizioni rinvenute affermano solo che "in quella tomba c'é San Basso vescovo e martire"; nessun altro documento ci fornisce informazioni sulla completa identità del santo, che appare molto controversa (per questo si rinvia alla lettura della esauriente e documentata pubblicazione "S.Basso Patrono di Termoli", di don Marcello Paradisi, cui questa pagina è tratta).

 

Tuttavia, per coloro che non fossero in grado di reperire tale pubblicazione, e tuttavia volessero apprendere qualcosa su S.Basso, è opportuno riferire che la denominazione "nicensis" (quindi di Nizza o di Nicea come definizione della provenienza del santo), appare per la prima volta nelle relazioni di Mons. Giuseppe Silvestri del 1735 e del 1742, in cui si legge: "S.Basso martire e vescovo nicensis". Quindi, prima del ritrovamento del corpo del santo, sia Mons. Silvestri, sia i suoi predecessori sono convinti che la reliquia venerata dai termolesi (il braccio destro) appartenesse al S.Basso Vescovo di Nizza presso Varo (cioè in Provenza). Ma diverse città della costa adriatica venerano il nome di questo santo e rivendicano il possesso del suo corpo (Marano - oggi Cupra Marittima) o di una parte di esso (Venezia).

Mons. Giannelli, nella relazione dell'8 gennaio 1761 e nel verbale canonico del 7 luglio dello stesso anno, lascia trasparire la difficoltà di dare una precisa identità al santo. Ed è grande la sua cautela nell'accettare l'ipotesi che il corpo appartenga al vescovo di Nizza. Egli, inoltre, afferma che solo "se si amasse narrare, o scrivere favole ... " si potrebbe dar credito alla credenza popolare che vuole che il sarcofago del santo, buttato in acqua da "Normanni o altra barbara gente buttato nell'acque del mare fosse a questo lido approdato, ed accolto con pietoso giubilo dalli cittadini". E' proprio questa credenza che ha inspirato, forse, la consuetudine di portare il corpo del santo in mare, il 3 agosto, alla vigilia dei festeggiamenti del 4.

 

Mons. Giannelli continua la sua relazione affermando che "..non si sa come e quando si sia fatto acquisto di tale graditissimo e ricchissimo tesoro. Si dice però e con ragione che non essendo in Nizza il Corpo del S.Vescovo e martire, sia questo, che qui si è trovato ed elevato". Quindi egli accetta l'ipotesi che il Basso venerato a Termoli sia il Vescovo di Nizza. Ma è da rilevare che Marano (oggi Cupra Marittima) rivendica da tempo il possesso del corpo del santo; ed anzi afferma che siano stati proprio i cittadini di Marano a donare a quelli di Termoli il braccio di S.Basso. Un'altra leggenda vuole che i termolesi, partiti con la reliquia dono dei maranesi e recatisi a Venezia per farla dorare presso un artigiano locale, siano stati da questo turlupinati, ricevendo indietro un pezzo di legno dorato. Sta di fatto che nella chiesa di Santa Zaccaria, in Venezia, è venerata una reliquia (un braccio) attribuito a S.Basso. Se la storia dei maranesi fosse vera il braccio da loro dato a Termoli non sarebbe mai arrivato a destinazione.

 

Nella relazione riveduta sul ritrovamento (Memorie, o.c. pp. 241-255) che porta la data dell'8 gennaio 1761 e nell'omelia del 4 agosto, Mons. Giannelli afferma che le reliquie rinvenute appartengono a "S.Basso martire e vescovo di Lucera". Probabilmente Mons. Giannelli aveva cercato conferme alla sua prima, prudente affermazione; non avendole trovate, egli ritiene che le reliquie non siano quelle di S.Basso Vescovo di Nizza e della Provenza (dove nella persecuzione di Decio, verso la metà del terzo secolo, soffrì il martirio, ed il cui corpo riposa a Marano, attuale Cupra Marittima), bensì quelle di S.Basso Vescovo di Lucera, morto nell'ultimo anno di Traiano (118 d.C.)

 

Nel "Martirologio Romano", la cui prima edizione risale al 1583, al giorno 5 dicembre, è riportato: "S.Basso, vescovo di Nizza presso il fiume Varo, martirizzato sotto gli imperatori Decio e Valeriano dal Preside Perennio". Ma l'unico Perennio storicamente noto è prefetto di Roma alla fine del II secolo. Ed un Basso che sia stato vescovo di Nizza risulta ignoto alle fonti agiografiche e agli elenchi episcopali. Inoltre, solo nel 1602, quindi dopo 19 anni dalla pubblicazione del Martirologio romano, la diocesi di Nizza, a conclusione di un sinodo diocesano, proclama un S.Basso primo vescovo di Nizza e martire.

E' da aggiungere che il "Martirologio del Galesiano" parla di un S.Basso vescovo di Nicea; ma nelle liste episcopali della chiesa di Nicea in Bitinia non c'é traccia di un vescovo Basso.

 

D'altra parte, pare, secondo la tradizione del Baronio, che il S.Basso vescovo di Lucera abbia subito il martirio nel 118; e Mons. Giannelli afferma che, nel piano dell'antico altare della Cattedrale con ornamento in legno, fosse presente la seguente iscrizione: "qui riposa il corpo del beatissimo Basso Vescovo e martire, anno 1117". Inoltre altro racconto vuole che il corpo del Vescovo di Lucera sia stato qui trafugato dai termolesi, assieme a quello di San Pardo, attuale patrono di Larino. Questa concordanza storica potrebbe essere interpretata da qualcuno come presagio della successiva fusione dei due centri del Basso Molise nella odierna diocesi di Termoli-Larino, di cui attualmente S.Basso e S.Pardo sono i compatroni.

Ma ogni ipotesi non trova conferma nei documenti.

 

Secondo il Menna il corpo del santo termolese dovrebbe essere stato nascosto in Cattedrale nel periodo compreso tra l'anno 914 (anno dell'attacco saraceno) e l'anno 1137 (in cui Termoli subisce il saccheggio da parte dell'imperatore Lotario, diretto in Puglia contro il re normanno Ruggero).

 

Pare difficile, dunque, in base alle conoscenze attuali, trarre delle precise conclusioni sulle origini del S.Basso venerato a Termoli. La venerazione di San Basso è, da sempre, legata al mare ed alla pesca. Il pescatore porta la sua immagine sulla barca, invoca il santo per affrontare con forza e coraggio la grande fatica quotidiana e l'incognita dei suoi frutti, lo festeggia in modo sincero ed appassionato due volte l'anno: il 4 agosto, data tradizionalmente ritenuta "della traslazione delle ossa" (non si sa con certezza da dove, né quando avvenuta) con una grande processione (preceduta, il giorno prima dalla tradizionale e spettacolare processione a mare), ed il 5 dicembre, secondo il martirologio romano.

 

Per il marinaio e per l'ormai esiguo numero dei termolesi "veraci" poco importa se il "loro" santo sia venuto dalla Bitinia, dalla Provenza o dalla più vicina Lucera. Essi venerano in San Basso non solo il protettore, ma anche il santo cui i loro avi si rivolgevano, con fede, per lenire le pene della loro esistenza ed ancora il custode e testimone millenario delle vicende storiche della loro cittadina.