Le Reliquie di San Basso

GUIDA TURISTICA TERMOLI

di Publisystem Editor Promotouring

 

LE RELIQUIE DI SAN BASSO

di Lucia CHECCHIA

 

Strettamente legato alla tradizione marinara è il culto di San Basso, venerato dalla cittadina termolese da tempo immemorabile. Ne è una riprova la statua sul portale della Cattedrale con tanto di iscrizione.

 

Molto probabilmente Termoli è entrata in possesso delle reliquie del Santo non prima dell’anno mille; resta l’incertezza circa le modalità e la provenienza delle stesse.

 

Le reliquie furono nascoste nella “Grotticella” all’interno della Cattedrale.

La fortuna di ritrovarle fu di Tomaso Giannelli, vescovo di Termoli dal 1753 al 1768. Egli ci ha lasciato un resoconto dettagliato del ritrovamento avvenuto la sera del 31 dicembre 1760.

Nella relazione datata 8 gennaio 1761 egli attesta il ritrovamento, la ricognizione delle ossa e la decorosa sistemazione delle reliquie per la venerazione dei fedeli.

 

È molto cauto nell’attribuire le reliquie al vescovo e martire di Nizza. Afferma però che le feste del 4 agosto (giorno della traslazione) e del 5 dicembre (giorno del martirio), celebrate da tempo immemorabile, non avrebbero avuto senso se non ci fosse stata la certezza che quel corpo fosse effettivamente quello del santo Vescovo e Martire Basso. Nella sua omelia del 4 agosto 1762 il vescovo capovolge la situazione affermando che le reliquie appartengono a S. Basso martire e vescovo di Lucera.

 

La città di Lucera, in alcuni documenti, ipotizza un furto delle reliquie da parte dei termolesi verso il nono secolo. Secondo il Giannelli dunque il corpo di S.Basso sarebbe giunto a Termoli via terra. Della stessa opinione non è il vescovo D’Agostino convinto sostenitore del fatto che le reliquie appartengono effettivamente a S.Basso di Nizza, trafugato dai marinai termolesi a Marano dopo il X secolo e giunto a Termoli via mare.

“La leggenda narra che ad una donna di Marano, sposata ad un uomo di Termoli, fu rivelato misteriosamente che nel sotterraneo della Chiesa di un convento vicino Marano fosse sepolto il corpo di S.Basso. Avvertite le Autorità, la leggenda narra che furono trovate realmente le ossa del santo nel luogo indicato dalla donna.

Questa, tornata a Termoli, comunicò tale prestigioso evento ai termolesi che, spinti da chissà quale pio desiderio, di notte navigarono fino alle coste di Marano per trafugare le reliquie del santo. I maranesi, avvertiti del pericolo, impedirono il… sacro trasloco e, con gesto magnanime, donarono alla pia donna l’avambraccio destro. Questa portò la sacra reliquia a Venezia per farla rivestire d’oro e racchiuderla in un’urna d’argento. Ma l’orefice, d’accordo con il Doge, sottrasse la vera reliquia e restituì alla donna un avambraccio finto, di legno di fico e rivestito d’oro.

La donna, tornata a Termoli, volendo accertarsi dell’autenticità dell’avambraccio lo punzecchiò con uno spillo; dal pezzo di legno, miracolosamente, sprizzò sangue vivo. In effetti il corpo venerato a Cupramarittima (già Marano) è privo di questa parte. La restante parte del braccio destro fu donata dalla città di Marano alla città di Nizza”.

 

 

 

 

 

 

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