Da Castel San Vincenzo a Venafro

GUIDA TURISTICA TERMOLI

di Publisystem Editor Promotouring

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DA CASTEL SAN VINCENZO A VENAFRO

 

 

ITINERARIO

CASTEL S. VINCENZO –CERRO AL VOLTURNO - ROCCHETTA A VOLTURNO

SCAPOLI – VENAFRO

 

 

CASTEL S. VINCENZO

 

Castel San Vincenzo è nato dalla fusione, avvenuta nel 1928, tra i paesi di Castellone al Volturno e San Vincenzo al Volturno. È situato su uno sperone roccioso che lo pone in una posizione preminente sull'alta valle del Volturno. Il territorio si estende su una superficie tipicamente montana, nell'area del massiccio delle Mainarde.

Sicuramente da visitare l'Abbazia di San Vincenzo, posta a meno di un chilometro dalle sorgenti del Volturno, ed uno dei siti archeologici più importanti della regione. Le campagne di scavo hanno evidenziato un complesso di enorme importanza, riportando alla luce l'impianto originario dell' Abbazia, fondata nell' VIII secolo e che fu tra le maggiori città monastiche d'Europa, con circa 400 monaci. Sono riaffiorate le strutture della basilica di san Vincenzo Maggiore, la cui parte più notevole è la cosiddetta cripta dell' abate Epifanio, con affreschi del IX secolo. La storia dell'antica abbazia di San Vincenzo è narrata nel Chronicon Vulturnense, scritto nel XII secolo, opera fondamentale per la storia medievale del Molise. L'incursione saracena dell' 881 segnò la distruzione totale del monastero, accompagnata dall'eccidio di quasi tutti i monaci. I pochi superstiti e i loro successori tentarono la ricostruzione. Intorno all'XI-XII secolo fu edificato un altro monastero dall' altra sponda del Volturno, all'interno di un quadrilatero fortificato. Tale edificio sacro, ridotto nel tempo a rudere, è stato poi ricostruito negli anni Cinquanta dello scorso secolo.

Nel paese sono degni di visita anche le chiese di San Martino, di Santo Stefano, di San Filippo Neri, della Madonna delle Grazie, nonché l' eremo di San Michele.

Castel San Vincenzo non è solo arte e archeologia; il suo territorio, infatti, presenta una natura incontaminata con suggestivi scenari, quali il fiume Volturno e il lago, un bacino artificiale alimentato dalle acque del medesimo fiume.

Da Castel San Vincenzo, inoltre, si possono effettuare escursioni tra i monti delle Mainarde, nell'area molisana del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

 

 

 

CERRO AL VOLTURNO

 

Posto ai margini del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, il territorio di Cerro al Volturno è caratterizzato dalla presenza del canale dell'Omero e del complesso montuoso delle Mainarde, che rappresentano la maggiore peculiarità paesaggistica. Le origini della comunità sono legate all'influenza che ebbe su queste zone l'Abbazia benedettina di San Vincenzo al Volturno. Sorto nel X secolo, il feudo conobbe le dominazioni delle famiglie, de Reale, Pandone, Cantelmo, Bucca, Seranno, Colonna, Carafa. Dopo la nascita della Repubblica partenopea il territorio fu inserito nel distretto di Piedimonte, per passare nel 1811 al Distretto di Castellone al Volturno (attualmente parte del comune di Castel San Vincenzo). Nel 1861 fu ricompreso nella provincia di Molise, circondario di Isernia, e l'anno successivo al toponimo originario di Cerro fu aggiunta la dicitura "al Volturno" per distinguere la località dalle altre aventi lo stesso nome.

Il castello di Cerro al Volturno è situato sulla sommità di una rupe rocciosa, con cui costituisce un insieme omogeneo, esempio del perfetto equilibrio tra architettura e ambiente. La rupe è di fronte al colle roccioso su cui si trova l'attuale monastero di S. Vincenzo al Volturno. Le prime origini del castello risalgono alla fine del secolo X, durante la dominazione longobarda. I principi dell'epoca ne ordinarono la costruzione in accordo con l'Abate di San Vincenzo al Volturno, per proteggere i territori controllati dall'abbazia. Il castello longobardo era formato da un corpo centrale difeso da torri quadrate. Con la decadenza dell'abbazia, il dominio del castello passò a varie signorie feudali, che si avvicendarono per molti secoli fino all'epoca dei Pandone, ai quali si deve attribuire l'assetto odierno del maniero, che venne ricostruito tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo sui resti del castello longobardo.

 

 

 

 

ROCCHETTA A VOLTURNO

 

Come gli altri centri della valle del Volturno, Rocchetta deve le sue origini alla colonizzazione operata dall' Abbazia di San Vincenzo. Si hanno notizie del luogo abitato dal 1142 e i monaci vi esercitarono i diritti fino a tutto il XIV secolo. Nel 1415 ne risultano proprietari i D'Evoli, che ne furono privati dai Caldora, a loro volta estromessi dai Pandone alla metà del XV secolo. Per alienazioni e successioni ereditarie, il feudo pervenne ai Quadrara, e poi ai Petra. Era dei De Matteis verso la metà del Seicento e dei Dattilo nel 1717. Da questi i diritti furono trasferiti ai duchi di Castellone ed infine ai Battiloro, ultima casata a detenere il feudo prima dell'eversione della feudalità.

Da visitare l'Abbazia di San Vincenzo al Volturno, di cui si è già detto trattando di Castel San Vincenzo. Il castello Battiloro si eleva sulla roccia con ingresso a sud, sull' orlo di uno strapiombo; sulla destra la cortina muraria si ispessisce, formando una sorta di torre. Ha uno sviluppo a due piani, con vani piuttosto piccoli tra i quali la cucina con un enorme camino. La porta di accesso al giardino, sul lato est, è sormontata sull'architrave da quel che resta di uno stemma nobiliare.

Suggestivo è il borgo di Rocchetta vecchia, bombardato durante la seconda guerra mondiale e distrutto successivamente da una frana.

Tra i carnevali italiani un posto di rilievo merita anche quello dell'Uomo Cervo, che ogni anno si tiene a Castelnuovo a Volturno, frazione di Rocchetta. Lo spettacolo si svolge l'ultima domenica di carnevale: un uomo ed una donna si travestono da Cervo e Cerva: indossano alcune pelli di capra, si tingono le mani, le braccia ed il volto di nero, quindi si legano intorno al corpo dei campanacci. L'uomo Cervo porta scompiglio tra la gente che, a propria difesa, chiama in causa Martino , un altro personaggio il cui ruolo è quello di dare la caccia, catturare e rendere innocuo il Cervo.

Il popolo allora decreta la condanna a morte dell'uomo-animale e della sua compagna, che compreso il pericolo, cerca riparo nella fuga.

Il Cacciatore però inforca il fucile e spara, eseguendo la condanna. I cervi, ansimando, stramazzano a terra, ma sempre il Cacciatore, si avvicina ai due, si inginocchia e soffia nell'orecchio dei due animali. Questi, per effetto del soffio, tornano in vita completamente ammansite e, lanciato l'ultimo bramito, si avviano verso la montagna.

 

 

SCAPOLI

 

Scapoli è uno dei tanti paesi del Molise di apprezzato valore ambientale, inserito nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, si estende con le sue numerose frazioni a ridosso delle Mainarde.

Scapoli è famoso però, anche in ambito internazionale, per essere la patria delle zampogne.

E' uno dei pochi paesi in Italia dove, grazie alla presenza di abili ed esperti suonatori, l'antica tradizione della fabbrica delle zampogne sopravvive in armonia con un numero ristretto di artigiani che mantiene in vita questo strumento musicale.

La zampogna, strumento di origine antichissima che nei secoli accompagnava i pastori nei loro spostamenti, è a noi ancora comune e particolarmente familiare perché preannunciante l'avvento del Natale. Da diversi anni è inoltre presente nel piccolo centro molisano "Il Museo della Zampogna", unico al mondo per la sua peculiarità e caratteristico per lo straordinario recupero architettonico della struttura, curato nei minimi particolari nello splendido scenario del palazzo Mancini, che domina dall'alto il paese.

Nel museo, dislocato su tre piani, è possibile ammirare, tantissime zampogne di ogni parte del mondo, catalogate in maniera tematica e prodotte in varie epoche. Sono presenti anche strumenti a fiato di rara bellezza, una vasta documentazione iconografica e letteraria, oltre a foto d'epoca e la riproduzione di un'antica bottega artigiana.

Vi è anche una sala cineteca ed un'altra per riunioni, oltre a quella acustica, che consente di ascoltare il suono melodioso della zampogna, ed a quella video, che permette di assistere a proiezioni di filmati particolarmente interessanti sul mondo della zampogna.

 

 

VENAFRO – Castello Pandone e Ulivi Secolari

 

Edificato intorno al X secolo in epoca longobarda, il Castello Pandone di Venafro fu ristrutturato dalla famiglia Durazzo e dai Pandone che lo trasformarono in residenza signorile. All'originaria rocca fortificata furono aggiunti dagli Angioini tre torrioni circolari e, più tardi, un bellissimo loggiato che domina la valle. Fu fortificato per la difesa dalle armi da fuoco, attraverso una braga merlata che ne proteggeva le fondamenta. Munito di fossato, il castello era protetto a nord e a sud da due ponti levatoi, oggi trasformati in muratura. La particolarità del castello, che è giunto a noi molto rimaneggiato, sta nella raffigurazione a grandezza naturale di alcuni esemplari dei cavalli che il conte Enrico Pandone allevava a Venafro. Ogni cavallo, riprodotto sui muri con la tecnica dello "stiacciato", ossia in bassorilievo, era accompagnato da una "targa di riconoscimento" che ne riportava il nome, l'età, la razza e la persona a cui era donato.

A pochi chilometri da Venafro, inoltre, sulla strada che porta alla Cattedrale è possibile percorrere un itinerario alquanto suggestivo, attraverso una stradina che si snoda tra ulivi secolari e terrazzamenti. E' un itinerario di rara suggestione, dove tra l'altro è possibile ammirare il perfetto sistema di drenaggio delle acque, realizzato per arginare la corrente durante le precipitazioni più intense.