Percorso Natura

GUIDA TURISTICA TERMOLI

di Publisystem Editor Promotouring

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PERCORSO NATURA

 

ITINERARIO :SEPINO (ALTILIA) – OASI NATURALE DEL W.W.F. di GUARDIAREGIA BOIANO - CAMPITELLO MATESE – CASTELLO DI MACCHIAGODENA

 

SEPINO – Antica città romana di ALTILIA

 

Sepino sorge alla destra dell'alta valle del fiume Tammaro, nell'area del Matese, al confine con la Campania, a breve distanza dagli scavi archeologici di Altilia e dalla sorgente di acque minerali e termali delle Tre Fontane. L'abitato, situato su un colle, degrada dolcemente verso la valle. Il territorio è montuoso ad occidente e a meridione, dove si trovano il colle Augelli (1076 metri), la Cuna Selvozza (1194 metri) e il monte dei Tre Confini (1434 m).

Il centro di Sepino è maggiormente conosciuto per la presenza, sul suo territorio, delle vestigia dell'antica città romana di Saepinum, cui sono legate anche le vicende che hanno dato origine all'attuale abitato collinare.

Non si è a conoscenza della data esatta in cui la città romana viene abbandonata, ma per analogia con altre realtà territoriali ricadenti nella fascia del Matese, è ipotizzabile che anche nel caso di Sepino tutto abbia avuto origine dalle incursioni saracene del sec. IX.

Saepinum è la città romana che sorge all'incrocio di due importanti strade: il tratturo di Pescasseroli-Candela, attraversato dalle greggi transumanti, e la via che scende dal Matese. All'epoca dei Sanniti il centro aveva per lo più valenza commerciale e fu recintato per proteggerlo dagli attacchi nemici; durante la terza guerra sannitica il centro venne occupato dal console C. Papirius Cursor e alla fine de II sec. fu elevato al rango di municipium. Sepino si sviluppò fino a raggiungere il massimo fulgore nel l'età Augustea.

La città mantenne vita animata fino a qualche secolo dopo Cristo; poi, con il declino di Roma, Sepino venne abbandonata, sepolta dall' incuria e dagli agenti atmosferici. Il teatro della città è situato in direzione parallela al cardo e addossato al muro di cinta. Sulla scena insiste un edificio rurale, oggi adibito a museo; ripartito in tre settori -ima, media e summa cavea- è quasi interamente occupato da case rurali del Settecento.

L'architettura civile, pur denotando caratteri di ruralità, presenta tratti signorili, specialmente in quelle costruzioni, restaurate dopo il terremoto del 1805, che oggi fanno da corona scenica alla piazza principale del paese.

Il borgo medievale dell'antico centro romano riprese a vivere nel momento in cui la città antica, ormai sepolta, tornò a vivere grazie al tratturo, che riprese il suo ruolo naturale. Il nome del centro fu Altilia , che probabilmente deriva dal latino clericale "pascolo", ma non va escluso il nomignolo di "Lautillia" che sta a significare "costruita dai cavalieri".

 

 

OASI NATURALE DEL W.W.F. di GUARDIAREGIA

 

Nel territorio di Guardiaregia e Campochiaro, in Provincia di Campobasso ed a pochi chilometri da Sepino, ci si può addentrare nell'Oasi diretta dal W.W.F. Italia. Istituita nel 1997 e ampliata nel 2000, l'Oasi attualmente occupa una superficie di 2.187 ettari, rappresentando in tal modo la seconda Oasi in Italia per estensione.

L'ambiente naturale dell'Oasi, noto soprattutto per il carsismo e le grotte, si caratterizza per una fitta copertura di vegetazione, con faggete che dominano il piano montano e sub-montano, arrivando ai limiti dei due centri abitati.

Nell'Oasi sono individuabili tre differenti ambienti naturali: Monte Mutria, l'area carsica della montagna di Campo chiaro ed il canyon del Torrente Quirino, con la cascata di San Nicola.

Monte Mutria si presenta come una lunga groppa di circa 6 km e con un'altitudine massima di 1823 m; lungo le sue ripide pareti, interamente ricoperte da una fitta e ben conservata faggeta, osserviamo diversi canaloni fra cui lo spettacolare canalone Cusano.

L'area della montagna di Campochiaro ha invece un'orografia meno tormentata, essendo priva di cime particolarmente elevate (Sogliette degli Abeti m. 1634), e presenta una costante copertura arborea. La caratteristica più importante è la presenza di fenomeni carsici molto interessanti quali i pianori di Piscina Cul di Bove, Chianetta e Valle Urna e soprattutto gli spettacolari fenomeni delle grotte di Pozzo della Neve e di Cul di Bove che, fra i più imponenti abissi d'Italia, oltre ad essere degli habitat di per sé particolari, hanno un'importanza fondamentale nell'aspetto idrografico superficiale dalla cui integrità dipendono molti ecosistemi dell'Oasi stessa.

Le Gole del Torrente Quirino, situate a ridosso del paese di Guardiaregia, formano una stretta e profonda incisione tra il centro abitato e le alture della Torretta, con una lunghezza di circa 3,5 km dagli 800 m s.l.m. di località Arcichiaro fino a circa quota 600 della chiesa di Santa Maria ad Nives di Guardiaregia. Tra i canyon più importanti dell'Appennino, le Gole del Quirino rappresentano la tipica incisione dalla duplice origine tettonica e carsica. La frattura provocata dai grandi eventi che hanno portato al sollevamento del massiccio del Matese è stata infatti scavata e modellata in milioni di anni dal costante ed impetuoso scorrere delle acque.

Nei pressi di Guardiaregia, il canyon del Quirino riceve le acque del torrente Vallone Grande con la spettacolare cascata di San Nicola che, con tre balzi, ha un'altezza totale di circa 100 metri.

La fitta copertura vegetazionale di gran parte del territorio dell'Oasi e la particolare orografia del Mutria e del canyon del Quirino, con lunghi tratti praticamente inaccessibili all'uomo, fanno che l'Oasi sia, fra le aree del versante orientale del Matese, quella più ricca di specie animali. Molto importante la presenza del Lupo appeninico (Canis lupus italicus) mammifero legato per diversi aspetti alle tradizioni locali che, con la sua presenza nobilita il territorio del Mutria e dell'area carsica di Campochiaro con periodici avvistamenti; inoltre segnaliamo il Gatto selvatico, il Tasso, lo Scoiattolo ed il Cinghiale.

Vista la ricchezza d'acqua, gli anfibi sono una presenza fondamentale nell'oasi, ed è molto interessante l'osservazione di un raro endemismo italiano come la Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata), simbolo stesso dell'Oasi di Guardiaregia-Campochiaro, che ha il privilegio di vivere solo in Italia e, per essere più precisi, solo lungo la catena appenninica. Gli uccelli rapaci sono osservabili soprattutto nell'area delle gole dove nidifica il rarissimo Lanario; inoltre sono presenti il Falco pellegrino, il Nibbio reale e la Poiana.

L'Oasi è dotata di diversi sentieri di varia difficoltà; le guide del WWF accompagnano i visitatori da Guardiaregia lungo il sentiero Natura "San Nicola", adatto a tutti ed attrezzato con pannelli esplicativi; per i più esperti sono percorribili i sentieri escursionistici dei "Tre Frati", del "Mutria" e di "Santa Maria". Infine da Campochiaro è possibile seguire il lungo sentiero che da "Valle Urna" ci porta all'area carsica delle grotte.

 

 

 

BOIANO

 

I primi segni dell'organizzazione urbanistica, sulle cui basi si è successivamente sviluppata l'odierna città di Boiano, si riscontrano nelle conseguenze prodotte dal fenomeno dell'incastellamento susseguente alle scorrerie dei saraceni, intensificatesi maggiormente nella seconda metà del sec. IX. Si presentò così la necessità di dar vita ad un nuovo nucleo urbano posto sul monte che sovrasta la città, con specifiche funzioni di difesa e di controllo del territorio circostante.

Fu costruita, in pratica, una vera e propria cittadella fortificata in prossimità del castello. Questo nucleo assunse la denominazione di "Civitas Superior" per distinguerla dall'abitato pedemontano che andava assumendo sempre più il carattere proprio di città del vescovo, in cui risiedevano il clero della cattedrale, i monaci, i loro servi, gli artigiani e dove venivano svolti i mercati settimanali con concorso dei contadini dei dintorni e cui, in occasione delle fiere, affluivano i mercanti provenienti anche da altre regioni.

L'impianto urbanistico del borgo era contraddistinto da tre porte di accesso principali: la "Porta a monte", detta anche "Porta San Giovanni", localizzata a sud della cinta muraria; la "Porta da Basso", o "da Piedi", localizzata ad est; la "Portella", localizzata a nord. La cinta muraria si chiudeva, poi, in corrispondenza dei lati sud e nord del castello, posto ad una quota più elevata rispetto al borgo. Tale struttura, oggi purtroppo allo stato di rudere, presenta una tipologia decisamente diversa da tutte le altre presenti nella regione.

Dal punto di vista compositivo il castello si suddivide in tre settori principali:

1) il ricetto: ambiente molto vasto destinato ad accogliere la popolazione in caso di pericolo;

2) la dimora del conte: dal ponte levatoio si accedeva ad un ambiente scoperto, protetto da una muratura nella quale si aprivano delle feritoie atte sia al controllo del fossato e dell'accesso principale, sia del ricetto.

3) la corte alta: questo settore era caratterizzato dal poderoso maschio e da piccoli edifici utilizzati come residenze per la guarnigione di difesa e le loro famiglie.

Il castello fu definitivamente distrutto dal terremoto del 1456 e mai più utilizzato.

La città di valle continuò ad essere caratterizzata dalla presenza dei vescovi e da altre istituzioni ecclesiastiche attestati dalle 54 chiese e dagli 11 monasteri che si è riusciti a individuare per un arco di tempo di circa mille anni. Sviluppatasi in un'area urbana più ristretta rispetto a quella della città romana, fu successivamente munita di una cinta muraria conservando, però, al suo interno, il tessuto urbanistico di epoca più antica, modificato solo in parte dalle nuove esigenze della popolazione. Nella zona alta dell'abitato fu edificata la grande torre civica di cui ancora oggi è possibile riconoscere la base.

Attraversata dal tratturo Pescasseroli-Candela, Bojano ha rappresentato per il passato un nodo economico di notevole importanza, favorito soprattutto dalla presenza di sorgenti e numerosi corsi d'acqua che hanno permesso la facile utilizzazione di macchine idrauliche come i mulini, per la produzione dei farinacei, e le gualchiere per quella delle stoffe fatte prevalentemente di lana, lino e canapa.

Per queste sue prerogative la città non fu esclusa dal grosso fenomeno della mobilità e del pellegrinaggio, che aveva caratterizzato il medioevo, non solo verso la Terra Santa, ma anche verso i numerosi santuari dislocati sul territorio.

Delle 54 chiese e degli 11 monasteri menzionati ne sono rimasti ben pochi, a causa dei numerosi terremoti che si sono abbattuti sulla città. Nel centro storico ricordiamo La Cattedrale, dedicata a San Bartolomeo, e costruita in epoca antecedente al 1073, anno in cui viene menzionata per la prima volta nei documenti. Delle sue antiche forme architettoniche si conosce ben poco essendo stata distrutta più volte da terremoti ed inondazioni. Rasa completamente al suolo dal sisma del 1456 essa fu ricostruita nella sua composizione attuale dal vescovo Silvio Pandone nel 1513. I lavori di restauro eseguiti fra il 1994 ed il 1995 hanno permesso di riportare alla luce i resti dell'abside antica e parte della zoccolatura esterna sul lato sud caratterizzato, tra l'altro, dalla presenza di un portale ogivale finemente lavorato e dal rosone, verosimilmente collocati in questo sito in occasione della ricostruzione cinquecentesca. L'impianto della chiesa è a tre navate scandite da pilastri ed arcate del tutto prive di stucchi, decorazioni e dipinti perché oggetto di fredda ricostruzione nel periodo postbellico. La muratura è costituita prevalentemente da materiale di spoglio recuperato da edifici e monumenti di epoca romana e medievale.

Il Palazzo Vescovile, in origine localizzato, verosimilmente, nel quartiere denominato la Piaggia, fu distrutto dal terremoto del 1456. Il palazzo attuale fu costruito, invece, dal vescovo Silvio Pandone intorno al 1513 sui ruderi del monastero di Santa Chiara. Esso si localizza nei pressi della Porta di S. Erasmo ed occupa un intero settore urbano che, fino alle distruzioni dell'ultimo conflitto mondiale, era caratterizzato anche dalla presenza del Seminario diocesano, in seguito trasformato in casa di riposo per gli anziani, perdendo tutte le sue valenze storiche ed architettoniche. L'Episcopio, nonostante i rimaneggiamenti subiti nel corso dei secoli, conserva il suo impianto cinquecentesco nel piano terra ed, in parte, in quello superiore. Solo alla fine del sec. XIX il vescovo Macarone Palmieri fece costruire lo scalone d'ingresso e le arcate che lo contraddistinguono.

 

 

CAMPITELLO MATESE

 

Nel territorio del Comune di San Massimo si trova la stazione climatica di Campitello Matese, luogo di villeggiatura nel quale il turista può immergersi in una natura incontaminata. Durante la stagione invernale gli appassionati dello sci e della montagna possono praticare gli sport della neve, sicuri di trovare piste ben tracciate e battute. Campitello Matese, infatti, è la più attrezzata stazione sciistica del Mezzogiorno.

Il ricco patrimonio naturalistico rende la zona molto "appetibile" per una vacanza riposante e distensiva. Una piccola faggeta di alto fusto "Bosco di Pietra", riservata e discreta, durante l'estate, ospita concerti di musica classica e moderna che danno un sensazione di pace e di serenità; la varietà e la bellezza della vegetazione, le profumate fragole di bosco, i funghi porcini, i fossili del periodo cretacico (130-65 milioni di anni fa), le grotte del Fumo e delle Ciaole, i sentieri tracciati dal Club Alpino Italiano, una cucina genuina, unitamente a moderne strutture ricettive, invogliano il turista a scegliere la località per le proprie vacanze.

Nella stagione invernale la località è una delle più ricercate dell'Appennino; l'abbondante innevamento e una buona "ski area turistica ed agonistica", consentono allo sciatore esigente ed esperto, ma anche al principiante, l'ebbrezza di una discesa a misura d'uomo.

Sulle piste per lo sci alpino, omologate per gare internazionali, nazionali e regionali, si svolge un nutrito calendario di manifestazioni sportive e ricreative. I progetti ipotizzano, per i futuro, un ampliamento del comprensorio sciistico con la realizzazione di nuovi impianti e nuove piste sia nel territorio di Roccamandolfi, un versante mai utilizzato ma di grande potenzialità, sia verso il monte Gallinola (m 1.923) nel territorio di Bojano e di San Polo Matese.

La stazione offre per il divertimento dei turisti, anche la possibilità di praticare lo sci notturno sulla pista Lavarelle; nell'ampia pianura, attraverso la gola di Capo d'Acqua e, fino alle pendici della Gallinola, si snodano le belle piste per lo sci di fondo.

 

 

MACCHIAGODENA (Il Castello)

 

Il castello di Macchiagodena, di origine longobarda, ha dovuto affrontare nei secoli diversi rifacimenti, soprattutto per fronteggiare i danni dei diversi terremoti succedutisi negli anni 1349, 1456 e 1805. Il feudo circostante appartenne per lunga durata alla famiglia dei Pandone, mentre gli ultimi feudatari ad abitare stabilmente la fortezza molisana furono i Centomani, i quali, dopo la già citata scossa di terremoto di inizio Ottocento, apportarono importanti e numerose ristrutturazioni.

Probabilmente, come si evince da diversi documenti, in quel particolare momento storico non venne ricostruita la quarta torre della fortezza, la quale doveva trovarsi proprio a ridosso dello strapiombo roccioso.

Oggi il Castello si presenta a forma triangolare, con torrioni angolari, di diversa grandezza, tutti abitati, che spiccano sulla base calcarea sulla quale poggiano le mura perimetrali. Nel recinto sono presenti anche diverse statue e sculture in pietra databili intorno al XII secolo.

Le varie stanze interne sono state riportate all'antica bellezza grazie anche all'uso dell'abete per porte e infissi. La sala biblioteca, ad esempio, si segnala per l'arredo ottocentesco; in diverse pareti sono presenti dei dipinti, e, purtroppo, diversi mobili antichi e antichi testi sono stati portati via nel corso degli anni.

Nella piazza antistante il Castello, dalla quale ci si può affacciare sulla valle del Biferno, è presente una suggestiva fontana del Settecento, ornata da mascheroni.